Gli Scalabriniani: “Accanto a chi fugge per aiutarlo a intravedere prospettive nuove

Domenica 27 settembre 2020 si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Indetta dalla Chiesa per la prima volta nel 1914 e celebrata l’ultima domenica di settembre, è un’occasione per «dimostrare la preoccupazione per le diverse categorie di persone vulnerabili in movimento, per pregare per loro mentre affrontano molte sfide» (si legge sul sito della Migrants & Refugees Section, che in preparazione all’evento ha preparato una serie di video con l’invito di papa Francesco per conoscere più profondamente la realtà del fenomeno). La Giornata è indubbiamente anche un’opportunità per ribaltare la vulgata del fenomeno, mostrandone le implicazioni positive e le opportunità.

Una lotta impari

La 106a edizione si concentra sulla pastorale degli sfollati interni (o Internally Displaced People – IDP) e il titolo scelto da papa Francesco per il suo messaggio è Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Costretti perché la lotta è impari, le possibilità di sopravvivere praticamente nulle. Costretti a fuggire, quasi sempre all’interno del proprio paese, a volte in un paese vicino. E troppe volte si rimane in fuga, perché il ritorno è impossibile. Sfollati, senza una casa, senza coordinate dove si articolano i significati e la vita acquista senso.

Tre i punti in cui si articola secondo gli scalabriniani un approccio corretto alle migrazioni, fenomeno la cui frequenza va via via aumentando: studio e analisi delle cause, intervento tra i vulnerabili e attenzione complessiva.

Una società schizofrenica

Anzitutto, quindi, non si può ignorare le ragioni che spingono i migranti ad abbandonare le proprie case. «Su questo aspetto la società soffre di schizofrenia. Da un lato la conoscenza che i cambiamenti climatici sono dovuti anche al comportamento umano è piuttosto diffusa. I giovani, a cui resterà un mondo più rovinato di quello che conosciamo, ne hanno fatto una loro battaglia. Dall’altro lato vi sono sempre leaders che negano l’evidenza in funzione di profitti economici immediati e tutti, compresi i giovani, abbiamo comportamenti poco coerenti. Ce lo ricordano le immagini di fiumi pieni di plastica».

Sono poi quanto mai necessari non solo l’intervento diretto tra quanti sono costretti a fuggire «come tra quelli costretti a restare a causa della pandemia di covid-19», ma anche «l’assistenza affinché le vite si possano ricostruire e ci sia la possibilità di un cammino autonomo, sostenibile, senza dipendere dall’assistenza. È in questo senso che ha agito la congregazione in tempi recenti».

Le iniziative scalabriniane

Il riferimento è alle iniziative scalabriniane come quella ad Haiti dopo il terremoto, nelle Filippine dopo il tifone Haiyan e ancora a quelle per gli haitiani in Sudamerica o ai venezuelani in Colombia. «Come Scalabrini vedeva nelle migrazioni, oggettivamente causa di sofferenza, la possibilità di sviluppi inaspettati – conclude la Direzione generale – anche noi dobbiamo essere a fianco di chi fugge per aiutare a intravedere prospettive nuove. (…) La giornata mondiale del migrante e del Rifugiato, che ci trova quasi dappertutto fermi o costretti ad attività minime deve essere un’occasione per prepararci a soccorrere coloro che saranno costretti a fuggire e che in futuro saranno sempre di più».

Fonte: http://www.scalabriniani.org/c365-attualita/scalabriniani-giornata-mondiale-migrante-2020-riflessione-direzione-generale/