G. Rizzi – G. Patil, Barnabiti e Zingari: Teologia narrativa di una missione nuova, Curia Generalizia dei Padri Barnabiti, Antoniana Grafiche, Morlupo (Roma), 2020  450 pp.

La copertina del volume è il bozzetto di una giovane sinta lombarda: raffigura in una delicata tinta azzurra una vecchia carovana di tre carri di zingari, tirati da cavalli, che si allontanano da un piccolo paese, mentre una colomba, raffigurante lo Spirito Santo, volteggia sulla piccola carovana irraggiando luce su di essa.

Sono di prima mano le esperienze positive o anche drammatiche di una missione di evangelizzare gli “zingari” presenti in Italia per circa 60 anni di vita. E’ particolarmente importante la prima parte dell’opera, che s’impegna a ricostruire una sorta di storia del mondo dei nomadi. A partire dal III secolo fino al XIV secolo, varie etnie furono spinte forzatamente dal cuore dell’India verso l’Occidente, attraverso la Persia, l’Armenia e l’Impero Bizantino, fino alle ramificazioni in Egitto, nei Balcani e in Europa. La documentazione tocca anche le deportazioni di “zingari” dalla Spagna e dal Portogallo in Brasile e nell’America Latina.

La storia diventa più dettagliata con la comparsa dei gruppi nomadi in Italia nel XV secolo, fornendo le contromisure prese dai vari stati, come dalla Chiesa stessa, alle quali fanno da controcanto voci di dissenso a favore degli “zingari”. Ma l’incoercibile anima evangelica, nonostante tutto ancora viva nel vecchio continente europeo, si muove anche a favore di questi gruppi emarginati con varie iniziative di sacerdoti, di religiosi e di religiose, fino a prendere le dimensioni dei coordinamenti, nazionali, europei e intercontinentali. L’orrore si affaccia con lo sterminio di 7.000 “zingari” martiri durante il genocidio degli armeni all’inizio del XX secolo e poi con i campi di concentramento e di sterminio della follia nazifascista: pagine terribili, ma segnate anche dall’eroismo di martiri gitani.

La storia più recente, oltre al moltiplicarsi delle iniziative di sacerdoti, religiose e religiosi, vede affacciarsi anche le più alte gerarchie ecclesiastiche: prima il Card. Montini a Milano, poi divenuto Paolo VI, che alla fine del Concilio vuole tutti gli zingari a Roma, a Pomezia, dove li incontra in una giornata memorabile e più volte ancora. In seguito, si mettono sulla stessa scia Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Nel frattempo, nel 2004, è beatificato il primo dei tre martiri gitani, Zeffirino Mailla, al quale seguirà la beatificazione di altri due martiri gitani spagnoli di Almeria: Emilia Rodríguez e Ramón Gil. La fioritura della santità è anche accompagnata da quelle delle vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa tra gli “zingari”. Il censimento, che comprende otre 170 persone tra cui anche un vescovo, non è ancora completo.

– G. Rizzi –