Si è concluso lo scorso lunedì 23 maggio il primo ciclo di giornate di formazione permanente organizzato dagli Uffici per la Pastorale dei Migranti delle Diocesi lombarde (Migrantes Lombardia) in collaborazione con lo Scalabrini International Migration Institute (SIMI). Gli incontri – strutturati in quattro giornate tenute da novembre 2021 a maggio 2022 e a cui erano presenti cinquanta partecipanti –, sono finalizzati alla formazione permanente dei responsabili diocesani, cappellani, operatori e quanti siano interessati ad approfondire un fenomeno che, oltre ad avere forte valenza sociale, assume sempre più carattere culturale e protagonismo nelle trasformazioni della nostra epoca.

Al corso hanno partecipato anche P. Aldo Skoda, direttore del SIMI, e Fr. Gioacchino Campese.

P. Skoda ha sottolineato come «la pastorale non è un processo che può essere esaminato in maniera circoscritta e separata da altri e più complessi fenomeni sociali come, ad esempio, la globalizzazione e la mobilità umana». Da questa premessa, nasce forte la domanda su «come costruire comunità a partire dalle diversità individuali, come far coesistere nel medesimo spazio di vita persone e gruppi con tradizioni culturali, religiose diverse». È necessario dunque «assumere un atteggiamento attivo percorrendo quello spazio fisico e simbolico che separa dall’altro-diverso superando barriere linguistiche, culturali e mentali per incontrarlo nella sua essenza». In questo contesto, P. Skoda suggerisce innanzitutto «il superamento del concetto di modello pastorale a favore di quello di processo pastorale […] rispettoso della dignità della persona umana e del bene comune in una visione di sviluppo integrale e integrato». Si va dunque verso processi pastorali aperti necessari allo sviluppo di una pastorale partecipativa e interculturale. Si va quindi oltre i tradizionali valori della tolleranza e della convivenza o, anche, i nuovi valori del riconoscimento delle identità e del rispetto delle differenze, per sposare un “nuovo principio educativo” che prevede il diritto di ognuno a svilupparsi a partire da ciò che è, sulla base dei propri bisogni, attraverso i propri progetti, in una prospettiva di effettivo inserimento sociale e in una logica di relazioni che comporta il confronto e lo scambio con altri soggetti, con altri valori, con altre rappresentazioni, con altre culture.

Fratel Gioacchino Campese ha offerto molti spunti di riflessione sull’importanza di costruire il futuro con i migranti e i rifugiati oggi, a partire dal Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2022 e dagli Orientamenti di pastorale migratoria interculturale pubblicati recentemente dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale. Riprendendo il messaggio di Francesco, Fr. Campese ci ricorda come la costruzione di questo futuro necessiti di un «meticoloso lavoro di conversione personale e di trasformazione della realtà» (Messaggio). Molti sono i «fili interconnessi» di questo cammino di conversone missionaria e tra questi vi sono la cultura dell’interculturalità e il progetto della fraternità e sonorità globale». Questo futuro, ci ricorda Fr. Campese, «lo indicano i giovani, ai quali si raccomanda Francesco nel Messaggio e che vengono sempre coinvolti negli Orientamenti, i quali spesso ci precedono in questo cammino Costruttori di ponti!». Il riconoscimento e il superamento della paura sono elementi fondamentali per promuovere l’incontro e costruire la “com-unità”; fatto anche della capacità di «ascoltare con attenzione e rispetto» che è a tutti gli effetti «una forma di compassione». Citando Francesco, Fr. Campese ha esortato a «tornare all’immagine del poliedro che rappresenta una società in cui le differenze convivono integrandosi, arricchendosi e illuminandosi a vicenda […] Da tutti infatti si può imparare qualcosa, nessuno è inutile, nessuno è superfluo (Francesco, Prefazione Orientamenti sulla pastorale migratoria interculturale; Fratelli tutti 215)».