Sono Fernando Gaetano Tirro Arias, italo-venezuelano, figlio di padre migrante italiano e madre venezuelana, con esperienza professionale come traduttore in inglese, italiano e spagnolo. Lavoravo nel settore delle industrie commerciali, ma dopo aver conosciuto il carisma di Giovanni Battista Scalabrini ho deciso di cambiare direzione personale e professionale. Ora mi dedico a tempo pieno, come laico, ad aiutare i “Dejados Atrás della comunità (bambini e anziani vittime della migrazione) e gli “Invisibli” (bambini disabili abbandonati) nel centro Scalabrini situato vicino alla chiesa di San Antonio de Prebo dei missionari di San Carlo a Valencia-Venezuela. Tutto questo grazie alla forza data dal Rosario che spesso meditiamo a favore dei migranti.

Cosa l’ha spinta inizialmente a scegliere il Diploma online in Pastoral de la Movilidad Humana e poi a proseguire con il secondo livello?

Nei corsi di Formazione Scalabriniana sulla mobilità umana per laici, che ho iniziato nel 2018, il maestro Francesco Santoro, Pittore e Direttore della MLS,  mi ha indicato la necessità di approfondire le mie conoscenze ad un livello superiore. A tal fine, mi ha consigliato di iscrivermi al Diploma online del SIMI, in quanto ritiene che le dimensioni attuali della migrazione Venezuelana siano così complesse che è necessario avere persone altamente formate sull’argomento. Così ha presentato la proposta ai Missionari di San Carlos in Venezuela, che hanno sostenuto la richiesta di borsa di studio per la mia formazione.
Poi ho deciso di proseguire al secondo livello perché questo corso non solo mi permette di avere una visione più ampia e globale e una fede più profonda, ma mi insegna anche a essere un fattore attivo di cambiamento.

Quanto ritiene importante la formazione professionale? E, in particolare, in che misura questo corso le è stato utile sia in termini di comprensione del fenomeno migratorio che a livello pratico?

Questo corso è stato per me un momento di trasformazione sotto molti aspetti, non solo per i contenuti, ma anche perché nei due anni ho vissuto diverse situazioni che hanno reso più profonda la mia formazione: le grandi dimensioni della migrazione venezuelana, la pandemia che mi ha reso ancora più consapevole delle sofferenze dei migranti, un virus che ha colpito anche la vita di padre Miguel Pan che mi ha proposto per il primo anno di studi, così come gli altri eventi successivi in cui il migrante rimane sempre “vittima di speculazioni disumane“.
Tutto questo mi ha aiutato a promuovere, insieme a padre Francesco Bortignon, un programma radiofonico: “Migranti: Oggi come ieri” alla radio dell’Arcidiocesi di Valencia, nonostante l’estrema cautela e censura dei media in un Paese in cui nessuno vuole parlare di o ascoltare in proposito di migranti, soprattutto nelle alte sfere del governo. Questo programma è in onda da due anni e viene trasmesso su www.radiomigrantes.net in Brasile.
Inoltre, terminare il Corso di Formazione durante questo Anno Giubilare Scalabriniano, insieme all’annuncio della Canonizzazione del Beato Scalabrini, è qualcosa di veramente commovente e toccante per me.

Consiglierebbe il corso e perché?

Consigliere indubbiamente il corso al grande pubblico, infatti, Papa Francesco ha recentemente ammonito: “Insieme alle migrazioni, la vecchiaia è una delle questioni più urgenti che la famiglia umana è chiamata ad affrontare in questo tempo”.
Questo corso di diploma insegna che non possiamo essere semplicemente spettatori con una solidarietà “virtuale ed effimera” che guarda foto e video in alta definizione, con una compassione che scompare una volta cambiato canale o spento il computer. Dobbiamo piuttosto imparare a esercitare la Carità attraverso l’azione e la preghiera.

È necessario che impariamo ad aprire le nostre menti e i nostri cuori alla realtà umana del mondo, quindi dobbiamo approfittare di questi spazi di formazione. Il Diploma ha professori di altissimo livello che hanno lasciato un segno indelebile nella mia mente, nel mio cuore e nel mio spirito con un’immensa prospettiva sociale, umana e religiosa impregnata di molta fede.

Ho imparato che c’è speranza senza cadere nella disperazione e che il peggior nemico della speranza è l’indifferenza.

 

Foto: a sinistra Fernando Tirro con p. Francesco Bortignon, cs