Il 28 novembre 1887 nasceva la Congregazione fondata da Giovanni Battista Scalabrini, vescovo che seppe leggere la migrazione non come emergenza, ma come parte viva delle società. La sua intuizione? Accompagnare gli emigranti prima, durante e dopo il viaggio, trasformando le migrazioni in opportunità di incontro e crescita per tutti.
Oggi, i Missionari di San Carlo – Scalabriniani sono presenti in oltre 30 Paesi, accanto ai migranti di ogni origine, per promuovere integrazione, dialogo e diritti. Una missione che continua e che ci invita a guardare le migrazioni con occhi nuovi.
Proponiamo di seguito la riflessione di P. Lorenzo Prencipe del Centro Studi Emigrazione:
28 novembre: un anniversario di memoria e di prospettiva
28 novembre: Scalabrini e una missione che parla ancora al presente
Il 28 novembre 1887 nasce la Congregazione dei Missionari di San Carlo, fondata da Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza. È un periodo di grandi cambiamenti: l’Europa vive crisi economiche e sociali, e milioni di persone — tra cui moltissimi italiani — partono verso le Americhe in cerca di lavoro e dignità.
Scalabrini osserva da vicino queste partenze, studia il fenomeno e capisce una cosa semplice ma decisiva: la migrazione non è un’emergenza, è parte della vita delle società. Per questo crea una congregazione capace di accompagnare gli emigranti lungo tutto il percorso: prima della partenza, durante il viaggio e nei Paesi di arrivo, offrendo sostegno umano, spirituale e pratico.
Una visione avanti nel tempo
Per Scalabrini la migrazione è una realtà strutturale, che va compresa e governata con giustizia; inoltre la vede come una possibilità di incontro tra popoli e culture e una ricchezza per le comunità che accolgono. Già nel 1901 scriveva al Papa che “l’immigrazione è una risorsa straordinaria, un grande regalo per un Paese”.
Una missione che continua
Negli anni la Congregazione si è aperta ai migranti di ogni origine e oggi è presente in più di 30 Paesi. Gli Scalabriniani lavorano nelle parrocchie, nelle case del migrante, nei centri di ascolto e nei progetti sociali, promuovendo integrazione, dialogo interculturale e difesa dei diritti.
L’obiettivo non è creare comunità separate, ma far incontrare persone, storie e culture, perché tutti — migranti e autoctoni — possano costruire insieme una società più giusta e solidale.
Il 28 novembre è quindi molto più di un anniversario: è un invito a guardare le migrazioni con gli occhi di Scalabrini, riconoscendo nell’altro non un problema, ma una opportunità di relazione e di umanità condivisa.
Fonte: https://www.cser.it/28-novembre-un-anniversario-di-memoria-e-di-prospettiva/