La rotta dei Balcani è un passaggio importante per i migranti e i richiedenti asilo che si dirigono verso l’Europa centrale e settentrionale. I paesi della regione stanno vedendo una significativa ripresa dei movimenti di rifugiati e migranti dal Medio Oriente e dall’Asia centrale. Come sono cambiati i flussi migratori dal 2015? Qual è la situazione dopo quello che sta succedendo in Afghanistan?

Non si tratta solo di migranti: si tratta di tutta la persona, di tutte le persone.

Nel corso degli anni, i Balcani hanno rappresentato e rappresentano tuttora un ponte tra Oriente e Occidente. La crisi migratoria che ha colpito la regione dall’inizio del 2015, e che è ancora in corso, è tuttavia molto diversa dalle precedenti per portata, modalità di spostamento delle persone, troppo spesso vittime del traffico di esseri umani, e per le violazioni ai loro diritti umani fondamentali. Il traffico di esseri umani richiede di per sé un’attenzione particolare. Alcuni flussi transitano principalmente attraverso il Montenegro, la Bosnia ed Erzegovina e la Croazia al fine di raggiungere i paesi dell’UE nel Nord Europa. Ci sono anche persone che hanno mostrato interesse a rimanere sul territorio.

L’Albania è stata colpita dalle misure prese dai paesi vicini, alcuni dei quali hanno chiuso le frontiere bloccando il passaggio di migranti e richiedenti asilo provenienti dall’Africa o dal Medio Oriente. Con la chiusura di questo corridoio, il territorio albanese è stato utilizzato per il transito di rifugiati, richiedenti asilo e migranti irregolari dal confine con la Grecia, e la cui destinazione era l’UE. Dal 2015, l’Albania ha affrontato un aumento del 1.100% di rifugiati e migranti che arrivano nel paese, raggiungendo 17.000 arrivi nel 2020. Nel 2021, la polizia di frontiera per l’immigrazione (Border and Migration Police) avrebbe intercettato un totale di 17.754 persone. Più del 70% proviene da paesi con un alto tasso di riconoscimento della protezione (ad esempio, Siria, Afghanistan e Iraq). Per quanto riguarda i cittadini afgani, nessuno dei molti arrivati alle frontiere terrestri albanesi ha dichiarato di aver lasciato il proprio paese dopo i recenti eventi; tutti riferiscono di essere in movimento da diversi mesi, o anche anni, prima del loro arrivo in Albania. Le nuove tendenze osservate nei paesi vicini evidenziano la necessità di prendere in tempo le misure necessarie per far fronte a un tale aumento di afflusso in Albania. Il corridoio più seguito comprende l’arrivo attraverso la zona di confine verde con la Grecia e l’attraversamento nelle zone di Kapshtica e Kakavija. Il governo albanese ha mancanza di risorse umane e finanziarie per fornire supporto ai migranti, ai rifugiati e ai richiedenti asilo che entrano in Albania. Dopo il terremoto del 2019, le finanze si sono dimezzate per la polizia di frontiera e di migrazione e dopo la pandemia globale la situazione migratoria è passata in secondo piano. Le necessità di base non sono coperte dalle autorità di polizia e quando le persone arrivano al confine, o vengono fermate sul territorio, spesso vengono trovate esauste, malnutrite e in gravi condizioni mediche.

 

Quando le persone sono spinte a migrare in condizioni di insicurezza e vulnerabilità, la tratta di esseri umani impedisce loro di godere dei diritti all’assistenza e alla protezione. Come prevenire la tratta? Come proteggere la dignità di migranti e rifugiati sostenendoli nelle superare i traumi, fisici e mentali, causati dall’essere stati trafficati?

Date le circostanze, per evitare la detenzione durante l’attraversamento illegale della frontiera – un sottoprodotto dell’assenza di rotte più sicure – molti migranti spesso sono costretti a cadere nelle mani di gruppi criminali. Flussi massicci di migranti irregolari aumentano il rischio che gruppi vulnerabili cadano preda di varie forme di abuso, tra cui la tratta e lo sfruttamento sessuale. Il transito non è consentito come nel 2015 e il numero di vittime del traffico di esseri umani – tra cui categorie vulnerabili come donne e bambini, bambini non accompagnati e disabili – cresce di giorno in giorno. Siamo tutti consapevoli che un paese da solo non può far fronte ai flussi migratori, nemmeno una regione, ma richiede un approccio globale e opportuno che coinvolga tutte le parti interessate per trovare la soluzione più appropriata e accettabile per tutti gli interessati.

Come parte della Convenzione di Istanbul, l’Albania è tenuta a prendere le misure necessarie per sviluppare procedure e linee guida di accoglienza sensibili al genere, compresa la determinazione dello status di rifugiato e la richiesta di protezione internazionale, e servizi di supporto per i richiedenti asilo. Come osservato nel rapporto del GREVIO per l’Albania (2017) «le autorità hanno adottato procedure standardizzate, compresi i metodi di pre-screening dei migranti irregolari, con l’obiettivo di identificare le persone che hanno bisogno di assistenza, come ad esempio le vittime della tratta. Mancano però delle procedure per identificare le potenziali vittime di violenza contro le donne provenienti da contesti culturalmente diversi. I professionisti interessati, come il personale che lavora al centro per i richiedenti asilo, potrebbero beneficiare di sforzi di sensibilizzazione e formazione in questo settore».

Al fine di consentire alle donne vittime di violenza di genere l’accesso alla protezione internazionale, è stato raccomandato alle autorità l’adozione di misure tra cui lo sviluppo di adeguati standard di procedura e di formazione. È stato inoltre raccomandato di adottare misure volte a un’identificazione culturalmente sensibile delle vittime di violenza contro le donne tra i migranti irregolari e i richiedenti asilo che.

 

Nonostante la criminalizzazione della solidarietà lungo la rotta balcanica, il sostegno fornito dalle organizzazioni non governative, la mobilitazione della società civile locale e internazionale in solidarietà con le persone migranti sono stati fondamentali. Quali sono i progetti portati avanti da Caritas Albania? Quali azioni possono essere attuate per garantire un futuro ai rifugiati afgani in Europa?

“Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione” (Lc 10,33). Non si tratta solo di migranti: si tratta della nostra umanità.

L’Albania fa parte del Global Compact on Migration e del Global Compact on Refugees. Il quadro giuridico albanese è generalmente allineato con l’acquis dell’UE in materia di asilo, e l’istituzionalizzazione delle procedure in merito è un processo attualmente in corso. Caritas Albania, in collaborazione con l’UNHCR, ha svolto un ruolo cruciale nel garantire il sostegno ai rifugiati, ai richiedenti asilo e ai migranti intercettati alla frontiera e ha stabilito un’efficace collaborazione con la polizia di frontiera e delle migrazioni a livello nazionale e locale. Due interpreti arabi sono stati assunti e fanno parte del pre-screening: a Korca e uno a Gjirokastra. Tuttavia, è stata notata la necessità di un’interprete donna per garantire una corretta identificazione delle sopravvissute a violenza sessuale e di genere (SGBV) e delle vittime della tratta. Con il supporto di UN Women al confine di Kapshtica, da luglio 2021 è presente un’interprete donna durante la fase di pre-screening delle donne e ragazze presenti nelle strutture della polizia di frontiera fornendo assistenza durante gli incontri e le sessioni di counselling con lo psicologo e il medico, entrambi assunti grazie a UN Women. Lo staff locale di Caritas Albania si è concentrato sull’identificazione delle persone con bisogni specifici. Tuttavia c’è una mancanza di interesse da parte delle istituzioni governative per il referral di potenziali vittime di violenza o vittime di tratta provenienti da contesti culturalmente diversi. Lo psicologo si è concentrato sull’identificazione di donne e ragazze, vittime di violenza o potenziali vittime della tratta fornendo consulenza psicosociale. Le interviste sono state condotte in ogni caso per capire i bisogni delle donne e dare suggerimenti alle autorità di frontiera in merito al loro trattamento. Prima delle sessioni di consulenza le donne si sono sentite insicure a causa delle difficoltà affrontate durante il viaggio e ai rischi cui sono state esposte particolarmente quando viaggiavano da sole. Nel corso degli anni Caritas Albania è stata in grado di rafforzare il meccanismo di referral per le persone con esigenze specifiche e vulnerabilità, come nel caso di particolari esigenze mediche. Anche quando le persone in gravi condizioni mediche, una volta identificate, vengano immediatamente indirizzate agli ospedali regionali, si è notato che la presenza di uno staff medico professionale al confine è necessario per fornire assistenza medica di emergenza all’arrivo e consulenza specifica a donne e ragazze. Nella seconda metà del 2021, la presenza del medico in frontiera si è rivelata efficace in frontiera, portando a una maggiore identificazione delle persone con necessità mediche. Con i farmaci forniti e l’intervento del personale della Caritas, per ospitare le persone per alcuni giorni nelle strutture della polizia, la condizione è stata stabilizzata con successo. Dal 2015 ad oggi l’identificazione delle donne vittime di tratta e di violenza da parte delle autorità competenti è stata pari a zero e manca un servizio di counselling per le potenziali sopravvissute alla violenza. L’assenza di servizi specializzati è una sfida nelle frontiere e per questo c’è ancora bisogno di interventi. Per quanto riguarda la prevenzione, Caritas Albania sta lavorando con le autorità locali per sensibilizzare i giovani a rischio, soprattutto le donne, sui pericoli della tratta e sulle misure che possono prendere per proteggersi da essa. Per quanto riguarda la protezione, abbiamo rafforzato le capacità delle unità operative sul campo per identificare i casi e indirizzarli alle organizzazioni di servizi sociali per l’alloggio, il cibo, la consulenza psicosociale e il sostegno ai mezzi di sussistenza.

In una parola, non è in gioco solo la causa dei migranti; non riguarda solo loro, ma tutti noi, e il presente e il futuro della famiglia umana. I migranti, specialmente quelli più vulnerabili, ci aiutano a leggere i “segni dei tempi”.

 

Ariela Mitri è la responsabile del settore Anti-tratta e  Migrazione di Caritas Albania.