Oggi si è tenuto, online e in presenza, il primo giorno del corso di formazione per religiose “Liberi di scegliere se migrare o restare”. La pastorale con i migranti e i rifugiati. Il corso è organizzato dallo Scalabrini International Migration Institute (SIMI) e dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG), e promosso dal Dicastero per il servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

Condividiamo il discorso di apertura di Padre Aldo Skoda. Insieme a lui, Suor Mary John Kudiyiruppil, SSpS, Segretario Esecutivo Associato dell’UISG.

Cari partecipanti al corso, vi ringrazio per la vostra presenza in questi giorni di dialogo e formazione su un tema così attuale e importante come la migrazione. Il fenomeno della migrazione è caratterizzato da estrema complessità e allo stesso tempo grande sensibilità. Lo straniero nelle nostre società chiuse spesso suscita paura che si trasforma in indifferenza o intolleranza. La sfida per la Chiesa è far emergere le opportunità che l’incontro con l’altro porta e rendere la dimensione interculturale il modo di vivere la cattolicità della Chiesa. In questo modo le nostre comunità sono chiamate a vivere la dimensione di fraternità e solidarietà come via evangelica, e a scoprire nell’altro, anche se diverso da me per origine, lingua, cultura e persino religione, un frate, una suora.

Di fronte al grande e attuale fenomeno migratorio, la teologia ha cercato di riflettere tenendo presente due premesse che sono il substrato di qualsiasi intervento della Chiesa, “esperta in umanità”, a favore delle persone in movimento: la centralità e la priorità della dignità umana nell’esperienza migratoria espressa efficacemente attraverso la promozione dei diritti umani; la consapevolezza che i migranti e le loro famiglie richiedono un’attenzione particolare proprio a causa della loro situazione nel paese ospitante dove affrontano barriere e difficoltà sociali, culturali, relazionali, economiche e a volte anche religiose. In molte società, i migranti e i rifugiati spesso non godono del favore dell’opinione pubblica, non hanno sempre l’attenzione delle istituzioni e la loro condizione è spesso manipolata dai politici. Ecco perché dobbiamo costantemente tenere a mente che, nonostante un’adeguata analisi sociale del fenomeno, non dobbiamo perdere di vista la centralità della persona e il riferimento a un’antropologia cristiana.

Il tema proposto quest’anno per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato è “Liberi di scegliere se migrare o restare”. Nel tema è implicito un richiamo al doppio diritto di vivere nella propria terra e di migrare liberamente. Papa Francesco, nel suo messaggio, ci dice che “Migrare dovrebbe essere sempre una scelta libera, ma in realtà in moltissimi casi, anche oggi, non lo è”. Ci sono molte cause che oggi costringono milioni di donne, uomini e persino bambini a lasciare le loro case in cerca di una vita dignitosa e sicura: “Persecuzioni, guerre, fenomeni climatici e miseria sono tra le cause più visibili della migrazione forzata contemporanea”.

Di fronte a queste grandi sfide spesso ci sentiamo impotenti. Nel suo messaggio, il Papa invece invoca quel senso comune di responsabilità e solidarietà che deve portare tutti non solo a chiedersi cosa si può fare, ma anche a impegnarsi concretamente. Ciò significa impegnarci a fermare tutto ciò che contribuisce a devastare e impoverire la nostra casa comune, le nostre società e le nostre comunità. Significa anche “garantire a tutti una pari quota nel bene comune, rispetto per i diritti fondamentali e accesso allo sviluppo umano integrale“. Solo allora la scelta di migrare sarà veramente libera, perché avrà offerto a tutti la possibilità di realizzazione personale e di una vita dignitosa.

Tutti, in varie capacità, devono sentirsi co-responsabili nell’affrontare le cause e le conseguenze dei processi migratori: istituzioni nazionali e internazionali, società civile, comunità locali, e anche singoli individui. E non va dimenticato il ruolo delle comunità cristiane, che possono essere una vera scuola e laboratorio di accoglienza, protezione, promozione e integrazione.

Le migrazioni diventano il luogo della testimonianza e della profezia. Della testimonianza in quanto la responsabilità di assumersi le sofferenze e le speranze di migranti e rifugiati è il modo concreto di vivere il Vangelo incarnato nelle periferie esistenziali; è il luogo della profezia in quanto non si è semplici spettatori ma protagonisti nella costruzione della Gerusalemme Celeste che è una comunità aperta, rispettosa della dignità umana e riconciliata.

Si tratta di attivare quelle dinamiche di comunione e corresponsabilità dell’intera comunità nella promozione e progettazione di buone pratiche pastorali, dove l’aspetto partecipativo e interculturale è privilegiato. Perché ciò avvenga, è innanzitutto necessario sensibilizzare e anche formare competenze. E questi sono proprio gli obiettivi di questi giorni. Sensibilizzare innanzitutto attraverso vari approcci alle questioni migratorie e allo stesso tempo stimolare competenze per essere in grado non solo di leggere i contesti ma anche di operare in essi.

Lo Scalabrini International Migration Institute (SIMI) si è dedicato per venti anni alla preparazione, aggiornamento e formazione continua delle competenze legate alla dimensione teologico-pastorale di coloro che sono coinvolti in prima linea nella mobilità umana nelle sue forme concrete. Attraverso un programma interdisciplinare mirato a comprendere il fenomeno della mobilità umana, il SIMI agisce come punto di confronto e dialogo tra le discipline teologiche e pastorali e le scienze umane in generale, con l’educazione a una visione dei popoli, delle società, delle culture e delle religioni come spazi “aperti” di partecipazione e dialogo.

Tra le molte attività di formazione e sensibilizzazione, una merita un’attenzione particolare. Dal 2011, il Diploma in Pastorale della Mobilità Umana, un programma di formazione online di un anno, ha fornito a più di 800 studenti e professionisti di tutto il mondo una comprensione teologico-pastorale scientifica della complessità delle forme di mobilità umana e ha permesso loro di sviluppare piani d’azione per costruire comunità in grado di accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

“I flussi migratori dei nostri giorni – dice il Papa, – sono espressione di un fenomeno complesso e articolato, la cui comprensione esige l’analisi attenta di tutti gli aspetti che caratterizzano le diverse tappe dell’esperienza migratoria, dalla partenza all’arrivo, incluso un eventuale ritorno.

Tutto ciò per sottolineare oggi l’importanza della formazione, dell’apprendimento permanente, nell’accompagnamento di migranti, rifugiati, sfollati interni, vittime di tratta e marittimi.

Un ringraziamento speciale va al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che non solo ci ha ospitato in queste sedi e facilitato gli aspetti tecnici della trasmissione online, ma ha anche promosso questa iniziativa. Vorrei anche ringraziare l’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG), che, come partner di questi giorni di formazione, ha facilitato l’organizzazione e la diffusione delle informazioni alla vasta rete di congregazioni.

Vorrei anche esprimere il mio ringraziamento speciale a tutti gli oratori che prenderanno parte a queste giornate formative. La loro riconosciuta competenza nel trattare le questioni migratorie con approcci diversi ci aiuterà a offrire la visione più ampia e approfondita sui temi discussi. Allo stesso tempo, abbiamo voluto mettere in evidenza alcune esperienze concrete e testimonianze per dire che promuovere e costruire comunità accoglienti è possibile.

Auguro e spero che questi giorni siano un’opportunità di conoscenza, dialogo e formazione su un tema attuale che sta ridisegnando il volto delle nostre comunità.

Auguro il meglio per questi giorni di formazione e grazie ancora a tutti.